Il cuore accelera. Il respiro cambia. Il corpo sembra improvvisamente estraneo.
A volte compare una sensazione di vertigine, altre volte la paura di svenire, di perdere il controllo o perfino di morire.
Eppure, pochi minuti prima, sembrava andare tutto bene.
È forse questo uno degli aspetti più destabilizzanti di un attacco di panico: la sensazione che non ci sia una ragione.
Chi lo sperimenta spesso si domanda:
«Perché proprio adesso?»
Ed è una domanda tutt'altro che secondaria.
Che cos'è un attacco di panico?
Un attacco di panico è un episodio caratterizzato dalla comparsa improvvisa di una paura molto intensa accompagnata da importanti sensazioni corporee.
Possono comparire palpitazioni, difficoltà respiratoria, tremori, sudorazione, vertigini, nausea, sensazione di irrealtà o paura di perdere il controllo.
L'esperienza può essere così intensa da far pensare che stia accadendo qualcosa di grave al proprio corpo.
Per questo, soprattutto quando accade per la prima volta o quando i sintomi sono nuovi o insoliti, è importante non attribuirli automaticamente all'ansia e rivolgersi a un medico quando necessario.
Ma una volta escluse eventuali cause organiche, rimane una domanda:
perché il corpo reagisce in questo modo?
“Non stavo pensando a niente”
Durante i colloqui capita di ascoltare una frase molto comune:
«È arrivato dal nulla.»
Oppure:
«Ero tranquillo. Non stavo pensando a niente.»
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.
Il fatto che una persona non sappia spiegare immediatamente ciò che le sta accadendo non significa necessariamente che ciò che accade sia privo di una storia.
La psicoanalisi nasce, in fondo, proprio da questa scoperta: non tutto ciò che ci riguarda è immediatamente disponibile alla coscienza.
Possiamo sapere perfettamente cosa stiamo facendo e, contemporaneamente, non sapere qualcosa di ciò che ci muove.
Quando è il corpo a parlare
Nell'attacco di panico il corpo sembra prendere improvvisamente il centro della scena.
Il cuore.
Il respiro.
La gola.
Lo stomaco.
Le gambe.
La percezione di sé.
La persona cerca allora di controllare ciò che sta accadendo: controlla il battito, il respiro, cerca una via d'uscita, misura la pressione, evita determinati luoghi oppure cerca continuamente rassicurazioni.
Il tentativo è comprensibile: se il corpo sembra essere diventato imprevedibile, bisogna renderlo nuovamente controllabile.
Ma proprio questa sorveglianza può finire per occupare progressivamente la vita della persona.
Non si teme più soltanto l'attacco.
Si comincia a temere che l'attacco possa tornare.
La paura della paura
Dopo un primo episodio può comparire quella che viene spesso chiamata ansia anticipatoria.
La persona comincia a osservare continuamente il proprio corpo:
Il cuore sta battendo più velocemente?
Sto respirando normalmente?
E se succedesse mentre sono in macchina?
E se fossi lontano da casa?
E se fossi solo?
A quel punto il problema non riguarda più soltanto ciò che è accaduto.
La vita comincia lentamente a organizzarsi intorno alla possibilità che possa accadere di nuovo.
Si evitano luoghi, situazioni, viaggi. Si cercano persone rassicuranti. Si costruiscono strategie per sentirsi al sicuro.
E il mondo può diventare progressivamente più piccolo.
Cosa direbbe la psicoanalisi?
Una psicoterapia psicoanalitica non parte dalla domanda:
“Come facciamo a eliminare immediatamente questo sintomo?”
La domanda diventa piuttosto:
“Perché questo sintomo è comparso proprio nella tua storia?”
Non significa pensare che il panico sia immaginario.
Al contrario.
Il corpo è realmente coinvolto.
Significa però non considerare automaticamente il sintomo come un guasto isolato da correggere.
Quando è comparso il primo attacco?
Cosa stava accadendo in quel periodo?
Quali relazioni stavano cambiando?
C'era qualcosa che sembrava impossibile decidere, lasciare, perdere o desiderare?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Ed è precisamente questo il punto.
L'angoscia e Lacan
Nella prospettiva di Jacques Lacan, l'angoscia occupa una posizione particolare: non è semplicemente una paura alla quale manca un oggetto.
Lacan arriva a formulare una tesi molto più radicale: l'angoscia “non è senza oggetto”.
Ma quell'oggetto non coincide necessariamente con ciò che la persona identifica consapevolmente come causa della propria paura.
Per questo chiedere semplicemente “di cosa hai paura?” può non essere sufficiente.
Talvolta l'angoscia compare proprio quando qualcosa del nostro rapporto con l'altro, con il desiderio o con ciò che pensavamo di essere diventa difficile da collocare.
Il sintomo può allora presentarsi prima che la persona disponga delle parole per dirlo.
Non esiste “il significato” dell'attacco di panico
Questo è un punto fondamentale.
Non esiste un dizionario psicoanalitico secondo il quale:
attacco di panico = una determinata causa.
Due persone possono manifestare sintomi apparentemente identici e trovarsi di fronte a questioni completamente differenti.
Per una persona il primo attacco può comparire durante una separazione.
Per un'altra proprio quando una relazione diventa più importante.
Per un'altra ancora durante un cambiamento lavorativo, una perdita, una nascita, un trasferimento o apparentemente nel periodo più tranquillo della propria vita.
La questione non è applicare una spiegazione dall'esterno.
È ricostruire la logica singolare con cui quel sintomo è entrato nella vita di quella persona.
Curare il panico significa soltanto farlo scomparire?
Naturalmente chi soffre di attacchi di panico desidera innanzitutto che finiscano.
È comprensibile.
Ma una psicoterapia può aprire anche un'altra possibilità: non limitarsi a combattere il sintomo, ma provare ad ascoltare ciò che ha introdotto nella propria vita.
Perché proprio adesso?
Perché proprio in quella situazione?
Perché proprio quella paura?
A volte il lavoro terapeutico comincia precisamente nel passaggio da:
«Come faccio a non avere più questo sintomo?»
a una domanda diversa:
«Che cosa mi sta succedendo?»
Ed è da questa domanda che può iniziare un lavoro sulla propria storia.
Una precisazione clinica
Gli attacchi di panico possono essere trattati attraverso differenti approcci psicoterapeutici e, quando indicato, anche attraverso una valutazione medica o psichiatrica. Un articolo non può sostituire una valutazione individuale.
Se i sintomi fisici sono nuovi, particolarmente intensi o diversi dal solito, è opportuno escludere condizioni mediche che possano produrre manifestazioni simili.
Psicoterapia per attacchi di panico a San Benedetto del Tronto e online
Nel mio studio svolgo percorsi di psicoterapia a orientamento psicoanalitico rivolti anche a persone che attraversano attacchi di panico, ansia e angoscia. È possibile richiedere un primo colloquio in studio a San Benedetto del Tronto oppure online.


