
Negli ultimi anni si parla spesso di "crisi del padre". Sociologi, psicologi, pedagogisti e psicoanalisti si interrogano sulla trasformazione dell'autorità, sul rapporto tra le generazioni e sulla difficoltà crescente di trasmettere valori, limiti e orientamenti alle nuove generazioni.
Ma cosa significa davvero parlare di "padre" in psicoanalisi?
E soprattutto: quando Jacques Lacan parla di padre, si riferisce realmente alla persona del padre?
La risposta è più complessa di quanto possa sembrare.
Il padre non è una persona
Nella prospettiva lacaniana il padre non coincide necessariamente con il genitore biologico.
Lacan distingue infatti il padre reale, il padre immaginario e il padre simbolico.
Quest'ultimo rappresenta la vera novità teorica del suo insegnamento.
Il padre simbolico non è un individuo, ma una funzione.
È ciò che introduce una separazione nella relazione originaria tra madre e bambino. È ciò che impedisce che il bambino diventi l'unico oggetto del desiderio materno e che apre uno spazio per il desiderio, la legge e la vita sociale.
In altre parole, la funzione paterna introduce un limite.
Ma il limite, in psicoanalisi, non è soltanto una proibizione.
È soprattutto una possibilità.
È grazie al limite che il soggetto può desiderare.
Il Nome-del-Padre
Per descrivere questa funzione, Lacan introduce il concetto di Nome-del-Padre.
Il Nome-del-Padre è il significante che organizza il mondo simbolico del soggetto.
Non si tratta semplicemente di una figura autoritaria che impone regole. La sua funzione consiste nel dare un ordine al desiderio, offrendo un punto di riferimento che permetta al soggetto di orientarsi nel linguaggio e nei legami con gli altri.
Quando questa funzione opera, il soggetto può collocarsi all'interno di una rete simbolica fatta di differenze, limiti e significati.
Ma cosa accade quando questa funzione manca?
La psicosi e il buco nel simbolico
È proprio questa domanda che Lacan affronta in uno dei suoi testi più importanti: Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi.
La sua risposta è radicale.
Nella psicosi il Nome-del-Padre non viene integrato nell'universo simbolico del soggetto.
Lacan utilizza il termine "forclusione" per indicare questa esclusione fondamentale.
Ciò che non è stato simbolizzato non scompare.
Ritorna.
E ritorna nel reale.
Le allucinazioni, le voci, i fenomeni deliranti non vengono quindi interpretati come semplici errori percettivi o deficit cognitivi.
Essi rappresentano piuttosto il ritorno nel reale di ciò che non ha trovato posto nel simbolico.
Da questa prospettiva il delirio non appare più come un insieme di idee prive di senso.
Al contrario.
Il delirio diventa un tentativo di ricostruire un ordine là dove si è prodotto uno squarcio nella struttura simbolica.
Il caso Schreber
L'esempio più celebre è quello del presidente Schreber.
Per Lacan il delirio di Schreber non è una manifestazione casuale della follia.
È una costruzione rigorosa.
Attraverso il suo sistema delirante, Schreber cerca di dare una forma e un significato a un'esperienza che altrimenti risulterebbe insostenibile.
La psicosi ci insegna così qualcosa di fondamentale.
Il soggetto non può vivere senza una struttura simbolica che organizzi il proprio rapporto con il desiderio e con il mondo.
Una società senza padri?
A questo punto emerge una domanda inevitabile.
Se la funzione paterna è così importante, cosa accade in una società che sembra aver progressivamente messo in discussione l'autorità tradizionale?
Molti autori contemporanei hanno parlato di declino o di evaporazione del padre.
Tuttavia sarebbe un errore confondere la crisi dell'autorità con la scomparsa della funzione paterna.
La funzione paterna non coincide con il paternalismo.
Non coincide con l'autoritarismo.
Non coincide neppure con il genere maschile.
Essa continua a esistere ogni volta che qualcuno o qualcosa introduce una mediazione, un limite, una differenza che renda possibile il desiderio.
In questo senso la questione contemporanea non è tanto la scomparsa dei padri.
La vera domanda riguarda piuttosto il destino della funzione paterna in una cultura che tende sempre più a promettere soddisfazione immediata, consumo senza attesa e godimento senza limiti.
Una funzione ancora necessaria
L'insegnamento di Lacan conserva oggi una sorprendente attualità.
Ci ricorda che la libertà non nasce dall'assenza di limiti.
Nasce dalla possibilità di abitare simbolicamente quei limiti.
Il padre, nella sua dimensione simbolica, non è colui che chiude il desiderio.
È colui che rende possibile che il desiderio esista.
Forse è proprio questa la lezione più importante che la psicoanalisi può offrire al dibattito contemporaneo.
Non abbiamo bisogno di restaurare vecchie autorità.
Abbiamo bisogno di comprendere quali funzioni permettono ancora oggi a un soggetto di orientarsi nel proprio desiderio e di costruire un legame con gli altri.

