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La guarigione: una prospettiva psicoanalitica

2025-10-10 15:52

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La guarigione: una prospettiva psicoanalitica

Ultimamente è stato più volte domandato cosa si intendesse per guarigione secondo la prospettiva psicoanalitica. Effettivamente, quando un paziente si

Ultimamente è stato più volte domandato cosa si intendesse per guarigione secondo la prospettiva psicoanalitica. Effettivamente, quando un paziente si rivolge ad un terapeuta, egli rivolge all'analista una domanda di cura. Chiede di essere guarito dalla sofferenza insopportabile che lo attanaglia e gli impedisce di vivere pienamente una vita che, da un certo punto in poi, ha smesso di essere quantomeno appetibile. La domanda di essere guarito è quindi la prima domanda che mette in circolo tutta una serie di altre domande che concorrono al percorso terapeutico.

Dobbiamo dire però che la psicoanalisi, differentemente dalle altre forme di psicoterapia, non guarisce agendo mediante prescrizioni o interventi diretti sul sintomo visibile che il paziente lamenta. La guarigione, se così possiamo chiamarla, ha come fondamento la sovversione della domanda stessa di essere guariti. Occorre, in altre parole, operare una torsione della domanda che se in un primo momento chiede la cura, in quello dopo chiede di sapere.

Ma cosa c'è da sapere? C'è da sapere la propria implicazione nell'intimità della sofferenza che si patisce. C'è da sapere la logica che sottende la scelta inconscia di agire in apparenza contrariamente rispetto a ciò che si pensa essere il proprio meglio.


 

Fatta questa premessa arriviamo al cuore del discorso. Possiamo generalizzare dicendo che la tanto agognata guarigione sia coincidente con la fine dell'analisi? Non credo però sicuramente se l'analisi finisce (finire non vuol dire interrompere) si presuppone che il paziente sia riuscito a rimettere insieme quei pezzi frammentati del proprio romanzo che, articolati in una nuova edizione biografica e libidica, hanno donato alla vita un senso nuovo, un senso dalle sfumature molto più intime e soggettive rispetto a quelle che avevano prima.

Cosa dice Lacan a proposito della fine dell'analisi? Dice che l'analisi termina quando il del soggetto diventa pulsione. Ci vorrebbe veramente molto a spiegare cosa sia il fantasma ma ci limiteremo a dire che esso è il modo soggettivo e inconscio che il soggetto ha di mettersi in relazione all'Altro e il modo in cui pensa l'Altro si metta in relazione a lui. Possiamo dire che il fantasma è una lente attraverso la quale il soggetto guarda il mondo. Ogni soggetto possiede un proprio fantasma quindi potete immaginare il motivo per il quale le incomprensioni tra due esseri parlanti sono all'ordine del giorno. Cosa significa che il fantasma diventa pulsione? Prendiamo in prestito Lacan che dice:
 

Dopo il reperimento del soggetto rispetto all’oggetto a, l’esperienza del fantasma fondamentale diventa la pulsione. Che cosa diventa allora colui che è passato attraverso l’esperienza di questo rapporto, opaco all’origine, con la pulsione? In che modo il soggetto, che ha attraversato il fantasma radicale, può vivere la pulsione? Questo è l’aldilà dell’analisi, e non è mai stato affrontato. Fino a ora non è affrontabile che a livello dell’analista nella misura in cui si dovrebbe esigere da lui che abbia precisamente attraversato nella sua totalità il ciclo dell’esperienza analitica.
 

Come possiamo leggere questo passaggio? Possiamo leggerlo dicendo che l'esperienza di guarigione si ottiene quando il soggetto, successivamente all'analisi, slega il rapporto che intrattiene col proprio singolare modo di godere e di avere a che fare con il suo desiderio dalla titanica presenza dell'Altro, dalla sua costante domanda, dalla sua perentoria richiesta. Possiamo altresì leggerlo come il modo che il soggetto ha di tirare fuori il proprio meglio a partire dal proprio peggio.

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Andres Rivera Garcia è psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico a San Benedetto del Tronto. Si occupa di psicoterapia individuale e di coppia, psicologia clinica e psicodiagnostica.

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