Quante volte ci capita di dire: “Perché mi ritrovo sempre nelle stesse situazioni?” Che si tratti di relazioni sentimentali, scelte lavorative o comportamenti quotidiani, sembra che alcuni schemi si ripetano all’infinito. La psicoanalisi definisce questo fenomeno come coazione a ripetere.
Freud fu il primo a descriverlo, mentre Lacan ne ha ampliato la comprensione, collegandolo alla struttura stessa del desiderio umano.
Freud e la scoperta della coazione a ripetere
Sigmund Freud osservò che i pazienti, anche in analisi, tendevano a rivivere situazioni dolorose del passato invece di ricordarle semplicemente.👉 Non bastava quindi “portare alla coscienza” i ricordi: l’inconscio trovava sempre il modo di riprodurli nella vita attuale, come se fosse spinto da una forza oscura.
Secondo Freud, questa tendenza poteva avere due funzioni:
Tentativo di padroneggiare un trauma rimasto irrisolto.
Manifestazione di una pulsione che va oltre il principio di piacere, legata a ciò che lui chiamava pulsione di morte.
Lacan e la ripetizione come ricerca dell’oggetto mancante
Jacques Lacan, reinterpretando Freud, sottolinea che la ripetizione non è mai semplice copia del passato.
🌀 La ripetizione riguarda la ricerca di qualcosa che il soggetto non può mai possedere del tutto: l’oggetto piccolo a (objet petit a), ciò che causa il desiderio.
In altre parole, non ripetiamo per nostalgia del passato, ma perché inseguiamo quel resto mancante che pensiamo di ritrovare negli altri, nelle relazioni, nelle scelte che facciamo.
Ripetere non è ricordare
Per Lacan, la memoria inconscia non funziona come una cronologia.
👉 L’inconscio “ricorda” attraverso gli atti: per questo ripetiamo schemi di coppia, attrazioni, errori lavorativi, sintomi che ritornano nonostante la volontà di cambiarli.
📖 Come scrive Lacan nel Seminario XI:“ Ciò che si ripete non è mai identico, ma è sempre il ritorno di ciò che non può essere ricordato.”
La coazione a ripetere nella vita quotidiana
Alcuni esempi:
Relazioni sentimentali che sembrano avere sempre lo stesso copione.
Tendenza a scegliere lavori o ambienti che portano agli stessi fallimenti.
Sintomi che ritornano, anche dopo averli “controllati” con la forza di volontà.
La ripetizione non è un “destino cieco”, ma un messaggio dell’inconscio che chiede di essere ascoltato.
Il lavoro analitico
La psicoanalisi non elimina la ripetizione con consigli o tecniche rapide.👉 Offre invece uno spazio per dare parola a ciò che ritorna, trasformando la ripetizione da condanna a possibilità di cambiamento. Nel percorso analitico, il soggetto può riconoscere che ciò che ripete non è solo un errore, ma una via inconscia verso il proprio desiderio.
Conclusione
La coazione a ripetere ci ricorda che la psiche non segue la logica lineare della coscienza. Dietro ogni errore ripetuto, dietro ogni “scena che ritorna”, c’è un frammento di desiderio che cerca di esprimersi.
📌 Ripetere non significa essere condannati. Significa che l’inconscio sta parlando. E, in analisi, questa voce può finalmente essere ascoltata.


